Il ciclo di vita del prodotto agroalimentare e il suo impatto sull’ambiente. Caso carne rossa

Problema
Ogni azione umana contribuisce al riscaldamento globale. Anche la filiera agroalimentare ne è responsabile. Infatti per portare un prodotto dal campo alla tavola consumiamo fertilizzanti, concimi, energie, combustibili, imballaggi, etc. Tali prodotti emettono gas ad effetto serra  (CO2, N2O e CH4). Il valore si misura in Kg di CO2 equivalente pari alla somma del potere riscaldante generato da tutti i gas emessi durante le varie fasi del ciclo di vita del prodotto che includono la sua produzione agricola, il trasporto, il mantenimento in magazzini, il confezionamento, la distribuzione ed eventuale smaltimento degli scarti.

La metodologia utilizzata  è quella dell’analisi del ciclo di vita (Life Cycle Assessement, LCA), strumento quantitativo per la valutazione dell’impatto ambientale, che valuta i flussi di materia ed energia durante tutta la vita di un prodotto, dall’estrazione delle materie prime, alla produzione, all’utilizzo, fino all’eliminazione del prodotto stesso una volta divenuto rifiuto.

Le fasi di vita del prodotto

Ilciclo di vita delprodotto-

Flusso del ciclo di vita del prodotto che può essere tradotto in filiera

Nelle diverse fasi di vita del prodotto si prendono in considerazione sia i gas serra che si generano dall’utilizzo di materiali per la produzione, esempio N2O che viene emesso dai suoli fertilizzati con concimi azotati, CO2 che si genera dalla combustione del carburante utilizzato da macchine agricole o per trasporto, sia i gas serra che si generano in maniera indiretta ossia per produrre materiali o per processi necessari alla produzione, ad esempio in fase industriale si genera N2O per produrre fertilizzanti azotati, si genera CO2 per produrre pesticidi, per estrarre e trasportare petrolio, costruire un trattore e ottenere le materia prime necessarie, generare corrente elettrica per riscaldare serre o raffreddare o surgelare.

Esempio di impatto della carne rossa.
I dati si riferiscono ad un Kg di carne venduto.

Per produrre 1 Kg di carne rossa  occorrono mangimi che per produrli, lavorarli, confezionarli e trasportarli emettono in atmosfera 3,9 Kg di CO2 equivalente/per ogni kg di carne rossa (17% del totale emissioni).

I bovini ovviamente sono allevati. La fase di allevamento emette 16,9 Kg di CO2 equivalente/per ogni kg di carne rossa (72% del totale emissioni)

La fase di macellazione emette 1,6 Kg di CO2 equivalente/per ogni kg di carne rossa (7% del totale emissioni)

La fase di lavorazione della carne emette 0,7 Kg di CO2 equivalente/per ogni kg di carne rossa (3% del totale emissioni)

La fase di confezionamento emette 0,2 Kg di CO2 equivalente/per ogni kg di carne rossa (1% del totale emissioni)

La fase della distribuzione  emette 0,028  Kg di CO2 equivalente/per ogni kg di carne rossa (0,1% del totale emissioni)

Il totale fotoprint (impronta carbonica) è pari a circa 23,2  Kg di CO2 equivalente/per ogni kg di carne rossa prodotta.

Infine a casa. La cottura della carne in padella emette   0,460 Kg di CO2 equivalente/per ogni kg di carne rossa, mentre la cottura in pentola emette 2,990  Kg di CO2 equivalente/per ogni kg di carne rossa.

Moltiplicate tutto ciò per ogni essere umano che consuma carne il prodotto ottenuto sarà l’impatto globale sul riscaldamento serra della sola carne rossa.

SOLUZIONE

Come ridurre questo impatto ?

  • Usare energie rinnovabili
  • Piantare alberi o prati (compensazione)
  • Usare meno mangimi
  • Usare meno Packaging
  • Trasporti da rinnovabili
  • Filiera corta
  • Vendita diretta
  • Km zero
  • Prati permanenti
  • Riciclare scarti e sottoprodotti.

Fonte dei dati: WWF – Barilla
Testo: Bartolomeo Uccio Pazienza

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