C’è un futuro per le startup innovative. Essere innovativi in Italia non è facile.

start up innovative

Problema
C’è un futuro per le startup innovative in Italia?
Quali sono i bisogni le sfide le opportunità?

Stato dell’arte
Secondo osservatori del mondo delle start up occorre che tutto il mondo imprenditoriale dovrebbe condividere lo spirito audace delle start up. Le aziende che stanno sui mercati possiedono Know how, mentre le start up innovative, idee. Se i due settori camminano in sinergia, condividendo, nuovi modelli di business possono nascere.

Da una parte i giovani, figli della disoccupazione con alta capacità di rischio (non ha niente da perdere) e dall’altra gli imprenditori adulti, cauti, con esperienza presso aziende consolidate.

Le start up innovative sono spinte dalla concretezza, dalla voglia di soddisfare un sogno all’interno di un cotesto italiano non particolarmente facile, anzi a volte pessimista.

Difficoltà delle startup 
Sono essenzialmente 5, tutte iniziano con C le possiamo chiamare le 5 C

  1. Capitale
  2. Cultura imprenditoriale
  3. Connessione/networking
  4. Clienti
  5. Comunicazione/Marketing

Propria la prima C, Capitale, è lo scoglio da superare. In Italia non abbiamo una cultura dell’investimento nelle idee e nelle capacità altrui e pertanto il sistema dei capitali è affidato al sistema bancario. Il Ministero dello Sviluppo Economico ha capito la realtà e mette a disposizione delle Banche Garanzie reali dello Stato fino all’80% del finanziamento richiesto. Questo non basta alle Banche, manifesta resistenza, vuole il Papà, la Mamma, lo zio, titoli. Praticamente su una richiesta di 100mila euro la Banca ne rischia 20mila. Poichè nei primi mesi il tasso di insolvenza è quasi zero rischiano meno, Inoltre la start up, sa bene, che nei primi anni sarà dura e quando presenta un progetto tiene conto della copertura finanziaria di salari e stipendi per ricercatori, lancio di prodotti e servizi  sul mercato, marketing. Purtroppo, le banche, hanno scarsa capacità di fare corrette analisi del credito per  realtà senza storia, senza passato. Pur consapevoli di ciò manifestano ridotta propensione ad investire nei supporti alle decisioni in chiave qualitativa.

Chiunque legge una analisi quantitativa. Bilancio, dichiarazione Iva alla mano, guardo i flussi di cassa, guardo la rata, guardo i contratti in essere, guardo gli incagli e un semplice algoritmo matematico mi stampa a monitor una bella lettera o numero. Dalla lettera che appare calcolo affidabilità e tasso, anzi ti faccio anche cross selling.

I pochi investitori presenti in Italia non spiccano per inclinazione al rischio. I Fondi di investimento esteri ti suggeriscono di andare all’estero oppure ti quoti in Borsa con ulteriori aggravi di costi.

Gli imprenditori che stanno sul mercato manifestano fragilità psicologica nell’eventualità di fallimento, di insuccesso. Un fallimento rovina la loro immagine, la loro reputazione, rifugiandosi in immobilismo. Proprio il contrario di ciò che avviene nel mondo anglosassone, dove  il fallimento fa parte della vita, ti serve per non sbagliare, per migliorare.

Il mondo assicurativo è il grande assente. Anche le start up non guardano al mondo assicurativo. Recentemente è stato depositato un brevetto per garantire, dal rischio truffa, gli investitori che finanziano le start up in modalità crowdfunding. Forse un piccolo passo.

I settori di interesse delle start up

Energetico delle rinnovabili, sopratutto i servizi non la produzione.
Pharma e bio medicale
Made in Italy settore design ed agroalimentare declinato in logica digitale.
Nuovi Materiali e nanoparticelle
Big data e analisi di supporto alle decisioni

Fonte: GkF.com – Bartolomeo Uccio Pazienza

 

 

 

 

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