Quando si avvia un nuovo progetto o si gestisce un intero business, c’è un numero che conta più di tutti gli altri. Immaginate di aver appena investito cinquantamila euro in attrezzature e di dover affrontare tremila euro di affitto ogni mese. Se vendete il vostro prodotto a cento euro, dopo quanto tempo inizierete a vedere un vero guadagno? La risposta risiede nel Break Even Point, ovvero il punto di pareggio. Si tratta di una metrica fondamentale per chiunque si occupi di gestione aziendale, perché indica il confine esatto tra la perdita e il profitto.
L’obiettivo di questo modulo è fornirvi gli strumenti per calcolare questo valore per qualsiasi tipo di attività, interpretare i dati correttamente e usare queste informazioni per prendere decisioni strategiche più sicure.
Che cos’è esattamente il Break Even Point
Il punto di pareggio rappresenta il livello di produzione o di vendite in cui i ricavi totali equivalgono perfettamente ai costi totali. In questo preciso istante, l’azienda non sta generando un utile, ma non sta nemmeno subendo una perdita. È il momento in cui il business diventa finanziariamente autosufficiente. Al di sotto di questa soglia si opera in perdita, mentre ogni vendita oltre questo limite genera un guadagno effettivo.
I tre pilastri del calcolo
Per arrivare a questo numero, dobbiamo analizzare tre componenti essenziali.
1. I costi fissi. Sono le spese che non cambiano in base a quanto producete o vendete. Pensate all’affitto, agli stipendi del personale amministrativo o alle assicurazioni. Queste somme vanno pagate anche se le vendite sono pari a zero.
2. I costi variabili unitari. Sono i costi legati direttamente a ogni singola unità prodotta o servizio erogato. Includono le materie prime, il confezionamento o le commissioni sulle vendite. Se la produzione raddoppia, anche questi costi raddoppiano.
3. Il prezzo di vendita unitario. È semplicemente il prezzo che il cliente paga per un singolo prodotto o servizio.
Un concetto fondamentale da tenere a mente è il margine di contribuzione unitario. Si ottiene sottraendo il costo variabile unitario dal prezzo di vendita. In pratica, rappresenta la parte di ricavo di ogni singola vendita che rimane disponibile per coprire i costi fissi.
Le formule per il calcolo
Esistono due modi principali per calcolare il punto di pareggio, a seconda del dato che si vuole ottenere.
Se volete conoscere il numero di unità da vendere, la formula è: Costi Fissi divisi per il Margine di Contribuzione.
Se invece volete conoscere il fatturato necessario espresso in euro, potete moltiplicare il numero di unità appena trovato per il prezzo di vendita, oppure dividere i costi fissi per il rapporto tra il margine di contribuzione e il prezzo.
Bisogna sempre assicurarsi che il prezzo di vendita sia superiore al costo variabile unitario. Se così non fosse, l’attività perderebbe denaro per ogni singola vendita effettuata, rendendo il business insostenibile per definizione.
Un caso pratico: la Pizzeria di Mario
Prendiamo l’esempio di Mario, che vuole aprire la sua pizzeria. I suoi costi fissi mensili tra affitto, stipendi e utenze ammontano a cinquemila euro. Ogni pizza gli costa tre euro e cinquanta tra ingredienti e cartone, e viene venduta a dieci euro.
Per prima cosa calcoliamo il margine di contribuzione: dieci euro meno tre euro e cinquanta ci danno sei euro e cinquanta. Questo è ciò che resta a Mario da ogni pizza per pagare l’affitto e le altre spese fisse.
Ora dividiamo i costi fissi per questo margine: cinquemila diviso sei euro e cinquanta. Il risultato è circa settecentosettanta. Questo significa che Mario deve vendere settecentosettanta pizze al mese solo per pareggiare i conti. Dalla pizza numero settecentosettantuno in poi, inizierà a generare un profitto netto.
Verifica delle conoscenze
Provate a riflettere su queste tre situazioni per testare la vostra comprensione del concetto.
Situazione uno. Un’azienda ha costi fissi per ventimila euro, vende un prodotto a cinquanta euro e ha costi variabili di trenta euro. Quante unità deve vendere per il pareggio? La risposta corretta è mille unità. Infatti, il margine è di venti euro per pezzo e ventimila diviso venti fa esattamente mille.
Situazione due. Se un’impresa aumenta il prezzo di vendita ma i costi restano uguali, cosa succede al punto di pareggio? Il punto di pareggio diminuisce. Poiché ogni vendita frutta di più, serviranno meno clienti per coprire le spese fisse.
Situazione tre. Una startup ha costi fissi di quindicimila euro al mese. Offre abbonamenti a cento euro con un costo variabile di venticinque euro per utente. Se hanno centottanta clienti, sono in profitto? No, sono in perdita di millecinquecento euro. Il loro punto di pareggio sarebbe a duecento clienti. Con centottanta clienti mancano venti persone al pareggio, e venti persone moltiplicate per il margine di settantacinque euro portano appunto a millecinquecento euro di perdita mensile.
Sintesi e consigli pratici
Il punto di pareggio non è solo un esercizio contabile, ma una vera bussola strategica. Ricordate che ridurre i costi fissi o aumentare il margine di contribuzione attraverso l’efficienza dei costi variabili abbassa la soglia necessaria per arrivare al profitto.
È un’ottima abitudine ricalcolare questo valore almeno una volta al trimestre o ogni volta che si verificano cambiamenti nei prezzi dei fornitori o nelle tariffe dei servizi. Superare il punto di pareggio significa che ogni vendita aggiuntiva contribuisce direttamente all’utile dell’azienda.
Avete completato il modulo. Ora avete gli strumenti necessari per analizzare la sostenibilità finanziaria di qualsiasi progetto con maggiore consapevolezza e rigore professionale.
