Ho letto con grande attenzione il Programma Triennale di Sviluppo Turistico della Regione Siciliana per il 2026-2028 e, lasciatemelo dire, c’è un’aria di cambiamento davvero interessante. Se guardiamo i numeri, la Sicilia sta vivendo un momento d’oro: ci siamo lasciati alle spalle i fantasmi della pandemia e i dati parlano chiaro. Nel 2024 abbiamo visto una crescita delle presenze quasi del 10%, con i turisti stranieri che trainano la carretta con un entusiasmante +14,9%. Ma il punto non è solo “quanta gente arriva”, ma come e quando arriva.
La scommessa: spalmare i flussi e cambiare mentalità
Il cuore di questo documento non è fare il record di presenze a ferragosto (quello succede già), ma vincere due sfide che gli esperti chiamano destagionalizzazione e delocalizzazione. In parole povere? Portare i viaggiatori in Sicilia anche a novembre o a marzo e farli uscire dalle solite rotte super affollate come Taormina o le spiagge più note nei mesi di punta.
Per farlo, la Regione ha messo sul piatto una strategia che punta su segmenti ben precisi:
- Il turismo MICE: ovvero convegni e fiere, che portano gente che spende bene e viaggia tutto l’anno. Purtroppo mancano ancora grandi poli fieristici, ma c’è la volontà di riqualificare spazi come la Fiera del Mediterraneo.
- Il lusso e il benessere: un mercato che non conosce crisi e che cerca esperienze esclusive, magari legate al golf o alle terme.
- Il turismo delle radici: un’idea bellissima che invita i discendenti degli emigrati siciliani a tornare per riscoprire i paesi dei loro nonni, spesso borghi interni che hanno un disperato bisogno di vita.
Cinema, Musica e Sport: i nuovi biglietti da visita
Avete notato quanti film e serie TV sono girati in Sicilia ultimamente? Non è un caso. Il Cineturismo è diventato un pilastro fondamentale. La Regione vuole investire non solo per portare qui le produzioni (che fanno una pubblicità incredibile al territorio), ma anche per creare le infrastrutture necessarie. E poi ci sono i grandi eventi. Non parliamo di sagre di paese, ma di appuntamenti di respiro internazionale come il Sicilia Jazz Festival, il Bellini International Context e grandi eventi sportivi come la Coppa degli Assi a Palermo. L’idea è semplice: se crei un evento culturale o sportivo di alto livello fuori stagione, il turista prende l’aereo anche se non può fare il bagno.
Tecnologia e regole per un gioco pulito
Un altro aspetto che mi ha colpito è la volontà di mettere ordine. Si parla molto del CIN (Codice Identificativo Nazionale) per le strutture ricettive. Finalmente si cerca di combattere l’abusivismo e garantire che chi affitta casa ai turisti rispetti le regole, alzando la qualità per tutti. Inoltre, l’approccio sta diventando sempre più scientifico: si userà l’intelligenza artificiale per analizzare i dati e capire cosa piace davvero ai visitatori, invece di andare a tentoni.
Uno sguardo al futuro
In sintesi, il piano 2026-2028 ci racconta una Sicilia che vuole diventare una destinazione matura. Non più solo la terra del sole e del mare “che si vende da sola”, ma un sistema organizzato che punta alla qualità, alla sostenibilità e a far scoprire ai viaggiatori che esiste un’Isola meravigliosa anche lontano dalle coste e dai mesi estivi. Le risorse ci sono (tra fondi europei FESR e fondi nazionali FSC), ora sta tutto nella capacità di trasformare queste strategie in realtà.

